Presentazione

Il tema della sicurezza riveste in ambito nazionale, e sul più ampio scenario europeo, una sua concreta attualità. Una parte rilevante dell’amministrazione politica a livello strategico è diventata, a partire dal decennio in corso, in primo luogo un problema di tutela e gestione della sicurezza, interpretata da diversi punti di vista e con obiettivi specifici soprattutto rivolti alla prevenzione e alla riduzione del danno. Il mondo della ricerca si sta rapidamente riorganizzando intorno a questo fulcro concettuale, e la parola “chiave sicurezza”, nelle sue accezioni anglosassoni di security e safety, ha assunto un carattere pervasivo. Si parla, infatti, di sicurezza e di affidabilità in ambiti diversi: lavorativo, scientifico, tecnologico, ambientale, economico, criminologico, logistico. La sicurezza è posta in relazione a rischi differenti di natura criminale, logica e fisica, o collegati all’ambito lavorativo. Il tema della sicurezza rappresenta una sfida non soltanto per il livello di saperi specialistici che la sua trattazione necessita e comporta, ma per le reti e le sovrapposizioni che fra questi saperi, talora tradizionalmente irrigiditi in categorizzazioni disciplinari poco flessibili, vengono a generarsi. La sicurezza è diventata un tema da affrontare con approccio globale, e per così dire olistico, che affianchi e pervada gli interventi più propriamente specialistici. Con estrema semplificazione, la sicurezza si gioca intorno a tre fulcri fondamentali: il fattore umano propriamente detto, quello scientifico-tecnologico, e quello organizzativo-gestionale. Si tratta di temi di ricerca di rilevante impegno, che vanno affrontati con progetti necessariamente pluriennali e che per la loro stessa natura trasversale coinvolgono le attività di più Dipartimenti. Infatti, la sicurezza dei Paesi avanzati, anziché configurarsi come un problema squisitamente tecnico e neutrale rispetto alle scelte di sfondo di policy e valoriali, ha bisogno di tener presente:

  1. una comprensione adeguata del rapporto fra cittadini, lavoratori e sicurezza, con un’attenzione sia agli aspetti soggettivi e visibili – con impatto sulla qualità di vita – dei cittadini, sia agli aspetti oggettivi e invisibili di rischio reale, quali perdita della privacy (tanto più intensa quanto meno percepita), rischi di contaminazione ambientale e alimentare, limiti alla mobilità e alle comunicazioni per i quali vale lo stesso criterio, infortuni permanenti, perdite di vite umane;
  2. un approccio flessibile al dilemma posto dalle richieste teoricamente antagoniste di libertà, controllo e sicurezza: valorizzare la nostra “sicurezza”, safety, nei nostri diritti alla privacy, nelle implicazioni delle moderne tecnologie di controllo a distanza, ma mettere a fuoco altresì la nostra “sicurezza”, security, quando si tratta di gestire in modo efficace le nuove emergenze che possono richiedere una compressione dei nostri abiti tradizionali e delle nostre pratiche in ambito lavorativo;
  3. un’attenzione trasversale ai temi etici che non può trascurare ciò che avviene, su questi aspetti, nei Paesi confinanti col nostro sia da un punto di vista geografico, sia dal punto di vista della contiguità della ricerca tecnologica e dell’impatto istituzionale;
  4. una valutazione delle istanze deontologiche degli operatori della sicurezza ad ogni livello.

Di estremo interesse generale, tra le attività di ricerca che si intendono perseguire sono gli aspetti di safety relativi alla prevenzione degli infortuni nel mondo del lavoro, in quanto le statistiche e le ricerche dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) indicano che i progressi scientifici e tecnologici non si traducono automaticamente in un miglioramento delle condizioni lavorative. Allo stato attuale, esiste un divario notevole tra le possibilità di prevenzione e la situazione reale dei luoghi di lavoro in materia di salute che comportano elevati costi sociali ed economici per mancate o inadeguate azioni di prevenzione. Per i motivi di cui sopra, un Centro che si occupi di sicurezza non può essere costituito da una tavola rotonda di studiosi con un’agenda definita, con una To Do List già pronta, ma deve configurarsi come una struttura aperta e interdisciplinare, i cui lavori siano costitutivamente in progress, pronti alle sollecitazioni del tema della sicurezza assunto per definizione come dinamico e mobile. Una sovrapposizione di competenze e un gruppo di ricerca in evoluzione deve necessariamente fondarsi su una multi-disciplinarietà programmatica, che i proponenti del Centro hanno identificato come presenti ad alto livello scientifico e accademico nell’ambito del nostro Ateneo. La nostra Università articola, in tal modo, un’istituzione di ricerca e di competenze interdisciplinari in accordo alle linee strategiche dell’Ateneo, ed altresì capace di renderla competitiva a livello europeo nella acquisizione delle risorse che su questo nodo di problemi, più che su altri, vengono stanziate. Il Centro consolida le esperienze interdisciplinari maturate attraverso le attività di ricerca e servizi dei Centri CRIS e CIPRAL operanti nel nostro Ateneo dal 2007 poiché nessuna singola struttura dipartimentale esistente è equipaggiata per attivare, dirigere e portare concretamente a termine questi complessi temi. Il Centro rappresenta, inoltre, una effettiva opportunità in termini di formazione di personale altamente specializzato non solo nell’uso delle nuove tecnologie, nella consapevolezza dei rischi e delle metodologie per ridurre i rischi medesimi, ma anche nel controllo dei profili normativi e dei processi funzionali ad esse connessi. L’Università di Modena e di Reggio Emilia, per via della sua storia di concreto rapporto col territorio, ha di fatto già nel suo seno le competenze che sono necessarie per rispondere in modo adeguato a questa sfida. Il Centro rafforza una struttura interdipartimentale che renda possibile la valorizzazione, l’interazione, e la contaminazione reciproca fra le realtà che queste competenze hanno saputo creare e valorizzare.